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LA GUERRA DEI SEI GIORNI (1967)

giovedì 30 ottobre 2014

Con una guerra lampo di soli sei giorni, l’esercito israeliano sconfigge i male armati eserciti di Siria ed Egitto e conquista tutta la Palestina, sottraendo le Alture del Golan alla Siria e il deserto del Sinai all’Egitto; si annette inoltre la parte est di Gerusalemme e sposta la sua capitale da Tel Aviv a Gerusalemme. Durante la guerra Israele provoca pesanti distruzioni nei villaggi arabi (molti rasi al suolo), ottenendo l’esodo di altri 200.000 palestinesi dai territori occupati.

Rispetto alle cause del conflitto, vi sono versioni discordanti. All’epoca l’esercito israeliano affermò di aver reagito a sospetti movimenti di truppe egiziane. Più tardi vari generali e storici israeliani hanno ammesso che si trattò in realtà di un attacco a sorpresa, preparato da molto tempo allo scopo di espandere ancora una volta il territorio dello stato ebraico.

Con la Risoluzione 242 le Nazioni Unite dichiarano che Israele deve ritirarsi dal territorio sottratto ai palestinesi.
Israele però non si ritira e stabilisce un’occupazione militare stabile su tutta la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, che da allora prendono nome di “ TERRITORI OCCUPATI”. Si verifica così un nuovo esodo di palestinesi che vanno a ingrossare la massa di profughi del conflitto del 1948.

Nasce allora la strategia di occupazione israeliana attraverso gli insediamenti di coloni ebrei nei territori occupati, intorno a Gerusalemme Est e lungo il fiume Giordano. Una strategia attuata da tutti i governi israeliani che si sono succeduti da allora fino a oggi e che viola la risoluzione 242 dell’ONU. Una tattica volta ad appropriarsi di più territorio possibile con all’interno meno palestinesi possibile e che costituisce uno degli ostacoli maggiori alla via del negoziato.
 
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