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Nascita ed evoluzione della filosofia della religione

lunedì 6 ottobre 2014


si è soliti considerare anno di nascita della filosofia della religione il 1670, con la pubblicazione cioè del Tractatus theologico-politicus di Baruc Spinoza; nonostante il termine sembri comparire per la prima volta nel 1678 con The Intellectual System of the Universe di Cudworth. Alcune tappe degli esordi:
B. Spinoza (1632-1677): ▪ nella p. V dell’Ethica more geometrico demonstrata (cominciata nel ‘62) vengono fatte coincidere la religione filosofica (naturale, senza misteri, accessibile a tutti) e la filosofia vera: il progresso “morale” deve finalmente divenire “religioso”, portando all’amor Dei intellectualis (unione dell’intelletto umano con quello infinito ed eterno, beatitudine del saggio); la “religione” dunque è necessaria poiché l’uomo non si realizza pienamente se non in un legame cosciente a Dio; ▪ nel Tractatus, per provare l’affermazione del sottotitolo, tematizza prima i pregiudizi comuni sulla religione; tentando di dimostrare come Scrittura e ragione siano d’accordo; in una esegesi personale desume che l’essenza stia nell’obbedire a Dio praticando giustizia e carità: è la vera filosofia, suggerita anche dalla conoscenza naturale; sinteticamente, con Brito, notiamo «una triplice riduzione»: della teologia alla Scrittura, della Scrittura all’obbedienza pratica e di questa ai fondamenti della vita politica;
J. Locke (1632-1704) si sforza di dimostrare la conformità del cristianesimo alla ragione, come espresso da un suo saggio del ’95: Essay on the Reasonableness of Christianity as Delivered in the Scripture; il cuore della fede è credere che Gesù sia il Messia – al di là delle astruserie teologiche elaborate successivamente alle primissime generazioni cristiane – e ciascuno è obbligato a credere (al fine della propria salvezza) soltanto ciò che riesce ad intendere con la sua intelligenza (la lampada del Signore): «io sono cristiano perché credo che Gesù è il Messia, il Re, il Salvatore che era stato promesso, e che fu inviato da Dio; e come suddito del suo regno prendo per regola della mia vita la sua volontà, tale quale è stata dichiarata e trasmessa negli scritti degli Apostoli e degli Evangelisti contenuti nel Nuovo testamento: scritti divinamente inspirati, che io mi sforzo, per quanto posso, d’intendere nel loro vero senso: del resto, non riconosco altra guida infallibile nella loro interpretazione che Dio stesso, il quale solo può aprire gli occhi della mia intelligenza». Il testo lockiano precede di poco quello di …
J. Toland (1670-1722) su: Christianity not Misterious (‘96): come «una grammatica greca è superiore al Nuovo Testamento: perché ci serviamo della grammatica per intendere la lingua, così come della ragione per intendere il senso di questo libro»; [conia il termine ‘panteismo’]
D. Hume (1711-1776): ▪ nelle Ricerche sull’intelletto umano (1751) si afferma che il voler stabilire la religione su base razionale stimola il dubbio: l’unica prova dell’esistenza di Dio è desunta dall’ordine della natura, anche se il passaggio da esso ad una causa intelligente è un’illazione, al di sopra della portata propria dell’intelletto umano; ▪ nella Storia naturale della religione (1757) si legge il passaggio dal politeismo al monoteismo come un progressivo avanzamento della ragione, provato da un regresso della superstizione ma anche dalla nascita del fanatismo (mussulmano e cristiano) col tentativo di assoggettare la ragione alla fede (la teologia); ▪ nei Dialoghi sulla religione naturale (1779) il contenuto della “vera religione” ci appare veramente evanescente: è rappresentato dall’enunciato teorico della probabilità che la/e causa/e dell’ordine dell’universo manifesterebbe qualche lontana analogia con l’intelligenza umana.
J.-J. Rousseau (1712-1778), concludendo il suo Contratto sociale o Principi del Diritto politico (1762), dedica un capitolo (il cap. VIII del libro IV) alla cosiddetta “religione civile”; Gesù, con il suo “regno” ultraterreno ha rotto quella unità originaria tra religione e politica; col costituirsi della Chiesa quale potere politico il cristianesimo è nocivo;
G. E. Lessing (1729-1781) nell’Educazione del genere umano (1780) afferma l’utilità della rivelazione: le verità religiose sono spesso verità metafisiche ancora avviluppate e che si svilupperanno nella storia umana successiva (divenuta, così “la” rivelazione: cfr. Toland, Tindal e Gioacchino da Fiore);

Bibliografia:
Fabris, Introduzione alla filosofia della religione, 3-24;
Brito, Filosofia della religione, 15-88;
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