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I PRINCIPI DEL RAZIONALISMO CRITICO IN A.BANFI

domenica 11 gennaio 2015

Durante i quasi 40 anni dell’egemonia idealistica in campo filosofico(Per idealismo si intende in filosofia una visione del mondo secondo cui tutto ciò che è reale è già contenuto preliminarmente (a priori) nella nostra mente. In senso lato, il termine abbraccia quelle filosofie, come ad esempio il platonismo, che privilegiano la dimensione ideale rispetto a quella materiale, affermando che l'unico vero carattere della realtà sia di ordine spirituale),si delinearono in Italia ache altre posizioni di pensiero.Tra queste posizioni nn idealistiche un posto centrale è occupato dal RAZIONALISMO CRITICO di Antonio Banfi. Antonio Banfi, giovanissimo nei primi anni del secolo scorso, aveva cominciato a sperimentare, sul piano della propria formazione intellettuale, i limiti e le chiusure di un mondo culturale che gli appariva dominato da “astrattezza, disorganicità e provincialismo”.Alle origini della riflessione banfiana sta un preciso rapporto cn il trascendentalismo di Kant e con la filosofia della vita di Simmel.Attrav Kant,Banfi concepisce la filosofia come conoscenza antimetafisica,critica e fenomenologica,rivolta a fissare le condizioni  strutturali che rendono possibile e organizzano le varie forme dell’esperienza*1.L’influenza di Simmel è invece accertabile in Banfi nella sua interpretazione della realtà come universo dinamico e vitale,articolato da infinite forme culturali.Qst forme agiscono nella concreta realtà umana e storica,assumendo una grande varietà di aspetti e significati.La  funzione  della filosofia consiste nell’analizzare i vari campi  della cultura,sia i loro presupposti e le loro strutture fondative,sia la loro ricca fenomenologia.L’altro grande maestro di Banfi fu Husserl dalla quale trasse un programma di descrizione fenomenologica dell’esperienza.*2
Nel pensiero di Banfi sono presenti anche altre 2 componenti essenziali:l’hegelismo e il marxismo.Secondo Banfi Hegel fu il primo tra i grandi maestri che lo guidò sulla via del pensiero speculativo,di esso B,valorizza il rapporto dialettico tra ragione e realtà(La realtà è per Hegel movimento, divenire, processo, sviluppo. Non è staticità o astrazione ma un soggetto vivo, concreto, attuale, che si manifesta nel mondo sia naturale che storico. La realtà è lo SPIRITO INFINITO, detto anche ASSOLUTO ovvero IDEA ovvero RAGIONE.La sua tesi fu che anche nella storia dell’uomo, anche nell’apparente guazzabuglio delle vicende umane, si manifesta una razionalità analoga a quella presente nella natura. La ragione, a differenza di quanto affermava Kant, non è semplicemente uno strumento della mente umana, bensì un principio metafisico, che diviene e si sviluppa nel mondo. La razionalità dunque non è pura astrazione, è presente nel mondo come insieme delle leggi che lo regolano ),la riflessione sull’esperienza vista come compito primario della filosofia,la concezione dell’esperienza stessa.Infine,x quel che riguarda il marxismo,Banfi sottolinea la sua validità sia come teoria della rivoluzione sociale,sia come principio di rinnovamento etico e culturale.Infatti il marxismo potenzia l’atteggiamento critico del pensiero e diviene la forma più ricca della coscienza storica e dell’attività intellettuale.
E’ tra il 1922 e il 1943 che Banfi ha organizzato la propria posizione filosofica.Essa assume l’aspetto di un razionalismo etico che integra esperienza e ragione in una prospettiva nn dogmatica.Tale razionalismo critico si esprime in una concezione della ragione come principio fondante e unificante e in un’analisi fenomenologica della cultura,indagata nei suoi diversi piani e momenti e nelle loro condizioni di possibilità.  Dunque, nella società italiana, nella cultura di anni pesantemente
condizionati dal regime fascista prima e dalla tragedia della guerra dopo,Banfi imposta la sua prospettiva e il suo insegnamento universitario su due fondamentali assi portanti:
- dal punto di vista teoretico, propone una teoria della ragione critica e antidogmatica,tesa a “fondare la possibilità di una sistematica del sapere e di una fenomenologia della cultura, aperta al movimento stesso del sapere e della cultura e avversa ad ogni mutilazione arbitraria di entrambi per opera di ideologie e dogmatismi”
- dal punto di vista etico rivendica un umanesimo libero e profondo;
l’indipendenza delle coscienze da motivi superetici, in genere religiosi, e l’attenuazione delle tonalità sentimentali; prospetta una coscienza del mondo morale come mondo della libertà della persona e dell’universalità del sistema sociale insieme, e auspica il diffondersi di una certezza: “che il problema morale non è posto per il singolo né deve essere risolto dal singolo, ma è posto per l’umanità e risolto nell’umanità”
L’insegnamento universitario di Banfi produsse una vera e propria scuola,che sviluppatosi oltre le posizioni del maestro e anche in direzioni diverse rispetto al suo razionalismo critico,alimenterà il dibattito filosofico italiano fino agli anni ’70.Di qst scuola,tra gli esponenti più significativi c’èGiovanni Maria Bertin,che ha proseguito le riflessioni pedagogiche di Banfi e Dino Formaggio,che ne ha approfondito le riflessioni sull’arte e l’stetica.
Come abbiamo già detto,il razionalismo critico banfiano si muove attorno 2 problemi fondamentali:il rapporto esperienza-ragione e la nozione di” idea di ragione”.Esperienza e ragione sn autonome x Banfi eppure  intrecciate:la ragione esiste e opera solo nell’esperienza,mentre l’esperienza diviene significante solo in rapporto con le strutture ideali della razionalità. Se l’esperienza pone i dati in quanto tali,la ragione è il principio regolativo. Essa svolge il suo compito attraverso 3 momenti:
  • Dialettica, che si sviluppa attraverso il linguaggio,gli elementi intuitivi della conoscenza,
  • Eidetica, che fissa le varie idee come leggi di organizzazione e sviluppo dell’esperienza,
  • Fenomenologia,che determina il rapporto tra l’idea e le varie sfere dell’esperienza e della conoscenza.

Questa concezione fu approfondita dopo il 1945, attraverso il rapporto con il marxismo. Tale concezione converge  con il marxismo storico,nel richiamare la storicità della filosofia. La filosofia è quindi l’idea della libertà della storia,è storicità. La filosofia è visione del problema della vita, è conoscenza teoretica che coglie la legge di sviluppo della realtà,di formazione e di risoluzione delle sue forme determinate. Anche la storia della filosofia illumina il processo infinito di riconoscimento del reale,di attuazione della verità,è storia della lotta contro l’errore,storia della ragione contro i suoi limiti.

La storia è il costituirsi,l’obbiettarsi,il normalizzarsi del piano dell’esperienza;razionalismo critico e storicismo marxista sn dunque due aspetti,connessi,della stessa autocoscienza storica.

Secondo Banfi tutta l'esperienza è problematica e quindi nell'impossibilità di conseguire principi certi e definitivi per i nostri comportamenti occorre organizzarci in una serie di sistemi aperti e progressivi in cui far confluire i nostri atti sempre disponibili a confrontare e modificare i progetti e i valori umani in base a ciò che l'esperienza ci offre nella sua mutevolezza e ricchezza. Come ha insegnato Marx il pensiero nasce dalla realtà, la teoria dalla prassi, dall'esperienza sempre diversa della vita, ed è dunque nostro compito filosofico e morale, prescindendo da ogni pretesa metafisica, adeguare i nostri atteggiamenti all'esperienza.[1

Oltre la filosofia,le discipline che vengono indagate da Banfi sono:la pedagogia,l’etica,la religione,la scienza,l’estetica e la storiografia.



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